L’accesso all’informazione si basa oggi su un’infrastruttura tecnica che va oltre il semplice fatto di consultare un sito web. Le nuove tecnologie trasformano sia la produzione, la circolazione che la ricezione dei contenuti, con conseguenze misurabili sulle pratiche quotidiane degli utenti e delle organizzazioni.
Trasparenza algoritmica e accesso ai dati delle piattaforme
La questione dell’accesso all’informazione non si limita più alla disponibilità di una connessione internet. Ora riguarda il modo in cui gli algoritmi delle grandi piattaforme filtrano, gerarchizzano e distribuiscono i contenuti.
Il Digital Services Act (DSA) impone alle piattaforme molto grandi e ai motori di ricerca un accesso maggiore ai loro dati pubblici per i ricercatori autorizzati. La Commissione europea ha sanzionato X (ex Twitter) per inadempienze relative a questo accesso, segno che la trasparenza algoritmica è ora un obbligo giuridico, e non un impegno volontario.
Questo quadro normativo cambia le regole del gioco per gli attori dell’analisi dell’informazione. Risorse come informationinflux.org consentono di seguire queste evoluzioni che ridefiniscono il modo in cui i contenuti digitali circolano tra produttori e utenti.
Le piattaforme firmatarie del codice di condotta contro la disinformazione devono rendere conto periodicamente delle loro misure e sottoporsi a un audit indipendente annuale. Questa co-regolamentazione europea costituisce un meccanismo di controllo senza precedenti sulla diffusione dell’informazione su larga scala.

Contenuti generati da IA e marcatura delle produzioni sintetiche
La produzione di informazione sta vivendo una rottura tecnica con la generalizzazione dei sistemi di intelligenza artificiale in grado di generare testo, immagini e video. Il volume di contenuti pubblicati online aumenta, ma la loro origine diventa più difficile da identificare.
L’AI Act europeo impone la marcatura dei contenuti sintetici quando ciò è tecnicamente possibile. I deepfake e alcuni testi generati da IA su argomenti di interesse pubblico devono essere segnalati, salvo quando un controllo editoriale umano è esercitato sulla pubblicazione finale.
Questa obbligazione di trasparenza mira a un problema specifico: un lettore o uno spettatore deve poter distinguere un contenuto prodotto da un umano da un contenuto sintetico. Senza questa marcatura, il confine tra informazione verificata e produzione automatizzata diventa invisibile.
Limiti tecnici della marcatura
La marcatura leggibile automaticamente (watermarking, metadati integrati) rimane una soluzione parziale. I contenuti generati e poi modificati, ritagliati o convertiti in un altro formato perdono spesso i loro marcatori originali. L’affidabilità del dispositivo dipende quindi dall’intera catena di diffusione, non solo dal punto di produzione.
TIC e frattura degli usi digitali in Francia
Il livello di dotazione tecnologica dei francesi ha raggiunto un livello di saturazione in alcuni segmenti. Secondo i dati del Crédoc (2024, per i 12 anni e oltre), quasi tutta la popolazione dispone di un telefono mobile e una larga maggioranza accede a internet a casa.
L’accesso si generalizza, ma l’uso stagna. Il telefono fisso è in calo a causa dell’effetto combinato delle tariffe mobili più economiche e della comunicazione tramite i social media. I video e la musica online sostituiscono progressivamente i supporti fisici.
Il vero divario non si trova più nell’equipaggiamento, ma nella capacità di trasformare l’informazione grezza in conoscenza utilizzabile. Il rapporto del Senato sulla società dell’informazione distingueva già tre livelli:
- L’informazione, materia prima accessibile in massa tramite il web e le piattaforme digitali
- La conoscenza, risultato di un trattamento e di un contestualizzazione di questa informazione tramite saperi preesistenti
- L’expertise, che apporta un valore aggiunto integrando queste conoscenze in sistemi organizzati e operativi
Questa distinzione rimane pertinente per comprendere perché la moltiplicazione dei canali di comunicazione non garantisca una migliore comprensione di argomenti complessi.

Condivisione dell’informazione nelle organizzazioni: oltre lo strumento
Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) hanno trasformato la comunicazione interna delle organizzazioni, siano esse aziende o istituti scolastici. Messaggerie istantanee, piattaforme collaborative, spazi di archiviazione condivisi: gli strumenti si sono moltiplicati.
Il guadagno di rapidità nella trasmissione è reale. Un documento circola in pochi secondi tra attori situati a migliaia di chilometri. Le pratiche di lavoro collaborativo a distanza si sono normalizzate, accelerando lo sviluppo di nuove forme di insegnamento come l’e-learning.
Il problema della conoscenza tacita
Il digitale trasmette facilmente l’informazione esplicita, ma spesso fallisce nel condividere la conoscenza tacita. Le competenze non formalizzate, le intuizioni forgiati dall’esperienza, i riflessi professionali passano male attraverso i canali digitali. Un tutorial video non sostituisce un affiancamento di diversi mesi.
Questo limite spiega perché alcune organizzazioni sovrainvestono negli strumenti di comunicazione senza notare un miglioramento nella qualità delle decisioni o nel livello di competenza collettiva. Il problema non è tecnico, è cognitivo.
Regolamentazione europea e futuro della condivisione dell’informazione
Il quadro normativo europeo delinea un modello in cui l’accesso all’informazione è accompagnato da obblighi di trasparenza ad ogni anello della catena. Il DSA regola la distribuzione da parte delle piattaforme. L’AI Act regola la produzione automatizzata. Il codice di condotta contro la disinformazione regola la responsabilità editoriale.
- Le piattaforme devono aprire i loro dati ai ricercatori e accettare audit regolari
- I sistemi di IA devono segnalare la loro natura durante le interazioni con gli utenti
- I contenuti sintetici di interesse pubblico devono portare una marcatura identificabile
Questo trittico normativo non risolve tutti i problemi di disinformazione o di frattura digitale. Tuttavia, pone un principio strutturante: la tecnologia che produce o distribuisce informazione deve rendere conto dei suoi meccanismi. Il futuro dipenderà dalla capacità degli attori pubblici, dei ricercatori e dei cittadini di utilizzare questi leve per esigere un’informazione di cui l’origine e il trattamento rimangono verificabili.



